La chiesa e il convento di San Francesco di San Miniato al tempo dei francesi

Correva l’anno 1926, data memorabile in quanto cadeva il 700° anniversario della morte di San Francesco. Per onorarlo una lapide celebrativa fu posta ad una parete della chiesa di San Francesco di San Miniato ed è ancora visibile. Il testo:

«Su questa balza ove nel 783 sedici devoti longobardi avevano dedicata una chiesa al martire S. Miniato salì nel 1211 San Francesco per far risuonare ai pie’ della rocca sveva la dolce parola di concordia e di pace.
Fondò il santo questo storico convento che dette all’Ordine serafico i beati Borromeo Bonincontro e Gherardo uomini di grandi virtù alle università di Bologna, Padova, Parigi, Oxford maestri insigni di scienza e dottrina.
Nel settimo centenario della morte di S. Francesco».

Un secolo è trascorso: nel 2026 ricorre l’800° anniversario, ma i francescani non sono più nel convento di San Miniato da una decina d’anni.
Una motivazione è data dal titolo dell’Ansa e di altri giornali del dicembre 2015: “Francescani via da S. Miniato, siamo pochi” (cinque).
A tale annuncio si potrebbe obiettare che nella loro storia, suffragata dai documenti, i minori conventuali in un edificio proprio non furono mai in numero cospicuo (sotto la decina di un bel po’). Ma forse il motivo reale e pressante di tale drastica decisione è da ricercare soprattutto nelle forti spese necessarie per vivere il presente in un complesso monumentale così grande e importante ...
È bene ricordare inoltre che vi sono stati altri periodi di crisi: il convento fu soppresso al tempo dell’impero francese nel 1808-1810 e ripristinato nel 1817 con il ritorno dei frati nel 1827. Prima occupato e di nuovo abolito dallo Stato Italiano nel 1866, riprese vita comunitaria dal 1872.

Tra i tempi di decadenza, singolare per San Francesco fu quello del governo francese. Di fatto, nel 1808-1810, dopo l’annessione della Toscana all’impero, al fine di unire la legislazione e di far cassa a spese degli enti più indifesi e odiati a Parigi (quelli cattolici), furono soppresse le corporazioni religiose e incamerate o vendute le loro proprietà.

Come altri conventi grandi e con possedimenti, con begli ambienti e una chiesa notevole, San Francesco fu attenzionato, ispezionato, inventariato e descritto con cura in un processo verbale che venne notificato il 23 aprile 1808 al padre guardiano Luigi Panchetti dal funzionario Filippo Passerini impiegato alla Sanità della Bocca del Porto di Livorno e commissario delegato dal prefetto del Dipartimento di Livorno con lettera speciale del 21 aprile.

L’impiegato per prima cosa accertò il numero dei religiosi: otto frati professi di cui sei sacerdoti e due laici o conversi (v. la fotografia in alto). Fece segnare in tabella i nomi di: Luigi Francesco Panchetti (anni 48) da Borgo San Lorenzo; Francesco Ignazio Medardi (51) da Pontremoli; Vincenzo Zucchetti (80) da Pisa; Giuseppe Domenico Sprugnoli (56) da Asciano; Lorenzo Fenzi (60) da Fucecchio; Luigi Aglietti (29) da “Fillini”; Giovacchino Santi Benedettini (79) dal Pian di Pisa; e Giuseppe Barsanti (57) da Pietrasanta.

Dopo di che il Passerini ritenne di dover essere preciso con pignoleria nel compilare le schedature degli ambienti : ordinò di descrivere ogni stanza del convento, con porte, finestre, accessi, cantine, cucina, dispense, ciascun libro della biblioteca, le celle dei frati e i mobili riscontrati all’interno (letti, armadi eccetera).
Passò quindi “ad inventariare gli oggetti impiegati attualmente nel divino servizio” in chiesa.
Dapprima andò nel coro, dove trovò i leggii e i libri di canto, che erano otto compresi due salteri, quattro breviari, uno scalco di noce usato per ascendere al leggio maggiore e le manganelle [sedili ribaltabili] di noce che contornavano il coro, con inginocchiatoio.

Quindi vennero esaminati gli altari di chiesa che erano:
1) Altare maggiore (con: una croce grande di legno con un Cristo di rilievo, dieci candelieri d’ottone che sei molto grandi e quattro piccoli, dodici candelieri di legno assortiti inargentati, vasi di legno da fiori con rame di stucco, tre carteglorie di legno dorato, un leggio da messale di legno dorato, due bracciali d’ottone per due lampade, tre tovaglie – due di lino ed una di tela con trina).
[Croci, candelieri, carteglorie, tovaglie eccetera, furono trovate di corredo anche sugli altri altari e perciò qui ne tralasciamo il ricordo].
2) Altare della Santissima Concezione (un quadro grande in tela con sopra la Santissima Concezione e diversi santi).
3) Altare dell’Assunta (un quadro in tela con l’Assunzione di Maria Santissima).
4) Altare di Sant’Antonio (un quadro in tela con sopra il Padre Eterno e diversi santi, con una nicchia in mezzo contenente la statua di Sant’Antonio di legno).
5) Altare di San Miniato (un quadro in tela con sopra la Visitazione di Santa Elisabetta con altri santi).
6) Altare di San Michele Arcangelo (un quadro in tela con sopra San Michele Arcangelo).
7) Altare di San Biagio (un quadro in tela con sopra Maria Santissima, San Biagio e San Gaetano).
8) Altare della Santissima Annunziata (un quadro in tela lacero con sopra la Santissima Annunziata e diversi santi).
9) Altare di San Giovanni Battista (un quadro in tela con sopra la Decollazione di San Giovanni Battista).
10) Altare di San Bernardino (un quadro di tela con sopra l’Assunta, San Bernardino e diversi santi).
11) Altare di San Giuseppe (un quadro in tela con sopra l’Agonia di San Giuseppe).
12) Cappella del Crocifisso ora del Santissimo Sacramento (con: una croce grande di legno con Cristo inverniciato posto in una nicchia con tendine di tela gialla, una piccola croce d’olivo con madre perla e Cristo di legno e altre cose tra le quali un conopio [drappo] di filaticcio giallo con gallone verde per coprire il ciborio, un leggio di noce per il messale, un paliotto di tela, due piccole credenze di noce affisse per uso delle ampolle, due viticci di ferro colorati di verde dorati a tre lumi per ciascuno, due piccoli quadri di tela fissi nel muro, che uno rappresentava l’Orazione nell’orto e l’altro la Flagellazione, due inginocchiatoi e un baldacchino pensile di legno).
13) Altare di San Francesco (con: un quadro di tela con sopra l’Assunta e diversi santi con nicchia in mezzo e tendine di broccatello rosso e bianco con dentro la statua di San Francesco d’Assisi, un paliotto di tela in più colori, una lampada d’ottone, una piccola lampada d’ottone solita da appendersi al tabernacolo della Madonna del Parto, una nicchia nel muro contenente una statuetta di legno esprimente la Madonna del Parto con sua tendina di broccatello rosso e bianco).

Tra gli “affissi” e mobili della chiesa il Passerini fece inventariare anche un organo “assai grande” con la sua tenda di panno di Bologna color turchino, un pulpito – con la porta d’ingresso, scala e sostegni, il tutto di noce, e il suo sopraccielo e croce di legno con un Cristo in rilievo –, tre inginocchiatoi (uno grande e due piccoli) di noce, nove panche con spalliere intagliate con le pedane, tutto di noce, nove panche di legno con spalliere d’albero, dieci panchette parte d’olmo e parte di noce senza spalliera con l’uso degli inginocchiatoi, 14 quadri con sopra diversi santi dell’ordine, 14 quadretti in stampa della Via Crucis, sette confessionali (sei di noce e uno d’albero), otto tende alle finestre di tela di Bologna gialle.

L’impiegato della Sanità quindi passò a far schedare l’argenteria e i paramenti liturgici, ordinando che, per evitare asportazioni, l’argenteria fosse chiusa in una cassa, legata con fune con quattro sigilli e collocata nell’archivio.
Dopo il lunghissimo elenco si occupò, tra i vari oggetti, di far inventariare undici croci, quattro statuette con un piccolo piedistallo di legno (una inargentata con sopra la Concezione, un’altra con San Bernardino e altre due con San Francesco e Sant’Antonio) e due reliquiari a urna dorati.
Infine nella sagrestia furono descritti, oltre agli armadi di noce, un genuflessorio, 13 quadri di tela esprimenti diversi santi, un quadro di tela all’altare con sopra Gesù crocifisso, un gradino posticcio per accrescere l’altare di San Francesco, 14 quadretti diversi, 60 libbre di cera e altro ancora “per uso giornaliero della Chiesa”.

Paola Ircani Menichini, 13 febbraio 2026. Tutti i diritti riservati.




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